Chanel rinuncia alle pelli esotiche

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L’attenzione della moda per la sostenibilità ambientale, e la tutela delle nostre vite, cresce di anno in anno. La scelta di Chanel di non usare più pelli esotiche, come coccodrillo, lucertola, pitone e galuchat, per le sue creazioni, segue quella di molti brand che rinunciano anche alla pelliccia naturale. “Stiamo rivedendo le nostre catene di approvvigionamento, per garantire che soddisfino le nostre aspettative d’integrità e tracciabilità. In questo contesto, è sempre più difficile procurarsi pelli esotiche che corrispondano ai nostri standard etici. Così abbiamo deciso di modificare il nostro approccio e di non utilizzare più le pelli esotiche nelle nostre creazioni future”.

Questo è quanto si legge in una nota diffusa lo scorso dicembre. Inviata dalla stessa maison, a poche ore dalla sfilata al Met di NY della collezione Metiers d’Art. Il brand del lusso esposto nei musei, sfoggiato alle grandes soirées, custodito nelle stanze armadio, punta verso nuove frontiere del fashion e dell’haute couture. Non mancano le malelingue, che si avvalgono del beneficio del dubbio. Si chiedono come Chanel rinuncerà alla pelle di galuchat. È utilizzata soprattutto negli accessori della griffe. La tracolla Boy, destinata a omaggiare l’uomo più importante della vita di Coco, Boy Capel, è stata declinata anche in questa sofisticata pelle esotica.

Detta anche pelle di gattuccio, la galuchat è ottenuta dallo squalo Schyliorhinus canicula. Una bella sfida per il team capitanato da Karl Lagerfeld. Dal comunicato si evince comunque che la maison francese ha tutti gli strumenti per vincerla. “Questa è una decisione che offre l’opportunità di creare una nuova generazione di prodotti di alta gamma – spiega la nota di Chanel -, che rispettino i nostri fondamenti: l’eccezionale creatività del nostro studio dedicato, la nostra competenza, i nostri standard di eccellenza, i materiali nobili, innovativi e le finiture eccezionali”.

Virginie Viard con la modella Vittoria Ceretti (Lapresse)
Virginie Viard con la modella Vittoria Ceretti (Lapresse)

Intanto, l’abito da sposa Chanel per il 2019 è da regina di un matrimonio su un panfilo, dal mood vintage. Andrebbe bene anche a bordo piscina di una villa hollywoodiana. Più che un abito, è infatti un costume da sposa. Ricoperto di cristalli preziosi che ricreano motivi floreali, è una vera e propria opera di alta oreficeria. Con tanto di cuffia coordinata che regge il lunghissimo velo. Da segnalare che il direttore artistico, Lagerfeld, per la prima volta in circa 30 anni, è stato assente alla sfilata di haute couture. Tenutasi il 23 gennaio a Parigi. Ha raccolto gli applausi Virginie Viard, braccio destro di Karl Lagerfeld e direttrice dello studio creativo. Partirà da un passaggio di testimone la vera svolta eco-sostenibile?

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