Menù matrimonio: Ostriche, i consigli di chef Hardy

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Per un menù matrimonio le ostriche sono perfette, da sempre accompagnate dalla fama di essere afrodisiache. Sono simbolo di ricercatezza. Il loro gusto è inconfondibile. Casanova le definiva “il nettare degli Dei”, ma erano amate già dai palati degli antichi romani. La stagione per gustarle è questa. Il consumo è consigliato durante i mesi che contengono la lettera “r” in inglese. Quindi, se volete un menù per il matrimonio con le ostriche come leit motiv degli ingredienti, prediligete una data invernale.

Varietà e dove gustare le ostriche

oyster bar recipes
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Le ville e le location, disponibili per nozze con piatti a base di ostriche, sono numerose. Con una semplice ricerca per tipologia e ubicazione, è possibile trovare quella più adeguata, allo stile e al mood del matrimonio. Nelle grandi città gli oyster bar spopolano. Sono la prova che questi molluschi o si amano o si odiano. Se ne trovano di ottimi, come La Cave e l’Ottagono di Milano, il Red Oyster Bar di Torino, Le Bar à Huitres a Roma, InDarsena a Genova, l’Oyster a Cagliari.

C’è chi, per una sorta di attrazione fatale, percorre in Bretagna, la cosiddetta via delle ostriche. È da qui che provengono alcune tra le qualità più pregiate come la Belon, l’ostrica piatta, originaria della baia bretone di Morlaix. Si mangia appena pescata, con una spruzzata di limone, direttamente ai baracchini che la vendono sui moli affacciati sull’Atlantico. La più pregiata del mondo è l’ostrica australiana Coffin Bay King, costa 100 dollari a mollusco. Del resto sono un alimento delicato e facilmente deperibile. Possono essere allevate solo in alcune zone, molto circoscritte e in presenza di acque con caratteristiche particolari.

I consigli dello chef

Ostriche, i consigli dello chef Anthony Hardy
Ostriche, i consigli dello chef Anthony Hardy

Ecco alcune dritte per riconoscerle, sceglierle e mangiarle, secondo i consigli di degustazione di Anthony Hardy, giovane chef del ristorante dell’hotel Logis, Chateau de Sable di Porspoder. Lui propone le ostriche con una base di kig ha farz, piatto tradizionale bretone simile al bollito, con cipolla e grano saraceno. “L’elemento che presenta maggiori differenze tra le varietà è la texture – spiega -, la sensazione percepita in bocca. Un altro aspetto fondamentale è chiaramente il sapore. A seconda della varietà, infatti, si possono individuare note più o meno intense di iodio, oppure di nocciola, o ancora di alghe. La Belon, tra le più quotate in assoluto, presenta proprio questa sfumatura di sapore”.

“Per scegliere le migliori ostriche – continua -, un utile trucco è batterle leggermente sulla superficie del guscio: non deve suonare vuoto e le valve devono assolutamente essere chiuse. Una volta aperte, il mollusco deve ritrarsi, se viene toccato. Inoltre, è necessario considerare il periodo dell’anno. Da settembre ad aprile, infatti, le ostriche hanno odore e sapore particolarmente gradevoli. Dovrebbero essere consumate al naturale – aggiunge chef Hardy -, senza nessuna aggiunta. Se si volesse però sperimentare comunque un abbinamento, un’opzione molto semplice è accompagnarle a una fetta di pane, con burro di semi salato. Questo è un modo per valorizzare l’autenticità del prodotto. Un’alternativa più inedita è invece quella di osare consumandole in tandem con il manzo”.

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