Matrimoni civili nei Musei, la nuova moda

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Beni culturali usati come location per i matrimoni civili: il fenomeno si diffonde a macchia d’olio in Italia. Da Torino che apre le sale del suo Palazzo Madama, al museo di Santa Giulia a Brescia, al museo Bardini a Firenze, al museo ferroviario di Pietrarsa o alla Galleria degli Stucchi a Jesi. Ci sono persino l’area archeologica di Fiesole e il Circo Massimo a Roma. E da qualche giorno anche nell’area archeologica di Paestum, uno scenario unico al mondo. La prova generale risale a gennaio, quando si udì risuonare la marcia nuziale tra il tempio di Nettuno e la Basilica, e il vero sindaco di Capaccio-Paestum, Italo Voza, celebrava un matrimonio del film ‘Meridione mon amour’, del regista Gianluca Menta, con Franco Neri e Massimo Ceccherini.

Dalla fiction alla realtà. Ora è possibile dirsi ‘sì’ con un matrimonio civile tra le rovine greche-romane che incantarono i viaggiatori del Grand Tour, descritte dalle incisioni di Piranesi e dalle parole di Goethe, nel suo ‘Viaggio in Italia’. Ogni coppia che deciderà di sposarsi negli Scavi, diventati patrimonio Unesco, potrà optare per il maestoso tempio di Nettuno, risalente al 460 a.C., per la Basilica della dea Hera (del 540 a.C.) o per l’edificio sacro dedicato a Cerere o Athena (del 500 a.C.), il più piccolo dei tre. Con tanto di primo cittadino con fascia tricolore e corredo fotografico da fare invidia agli amici. La spesa si aggira intorno ai 2000 euro per aprire l’area dedicata al ‘sì’ più altri 200-500 euro per il servizio fotografico basic.

“Tutti gli introiti che arriveranno dalle cerimonie nuziali saranno investiti in ricerca e manutenzione perché non vogliamo fare concorrenza agli alberghi, ma contribuire alla crescita del territorio”, assicura il direttore Gabriel Zuchtriegel, 38 anni, il cui nome fece storcere qualche naso quando si conobbe la lista dei nuovi capi museali di Franceschini. Nato a Weingarten, nel Baden-Wurttemberg, si è laureato in archeologia classica a Berlino, ma il giovanotto era già di casa al Sud. Da mesi lavorava nella segreteria tecnica del ‘Grande progetto Pompei’, oltre a essere professore a contratto di archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’università della Basilicata.

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