3 minigonne per me posson bastare?

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2016

Compiere 51 anni e non sentirseli! Al suo esordio, la minigonna era rigorosamente per le ragazze, le signore non avrebbero mai osato metterla. Creata a Londra, con pochi centimetri di stoffa, dalla giovane stilista londinese Mary Quant, la minigonna è diventata subito un fenomeno nel Regno Unito. La sua prima apparizione nella boutique Bazaar di Kings Road, nel 1965, ma presto è arrivata nel resto d’Europa e del mondo. Un’icona della liberazione femminile, di trasgressione e di emancipazione. Molti designer l’hanno interpretata in mille varianti, e la minigonna fa sempre parlare di sé. Privalia ha condotto un sondaggio sul fashion trend che dagli anni ’60 nessuno può fare a meno di avere nel proprio guardaroba e ha chiesto a Virginia Hill, docente di Storia della moda e del costume presso l’Istituto Marangoni, di commentarlo.

L’intervista del sito di e-commerce rivela che un’italiana su tre ne ha almeno 3 diverse nell’armadio. Gran parte del campione (63%) ritiene che la minigonna non abbia stagione. Il 66% la abbina a stivali con o senza tacco, seguiti da ballerine o sandali flat (32%). Privalia ha chiesto alle clienti anche chi, tra le celebrities, indossi meglio questo capo d’abbigliamento. Tra le italiane, le più votate sono Belén Rodríguez (49%) e Alessia Marcuzzi (35%). A fare concorrenza di stile alle star nostrane ci sono le celebs internazionali: la top model Kate Moss, al primo posto, seguita da Jennifer Lopez e da Beyoncé, dopo un testa a testa all’ultimo “lembo” di minigonna con Taylor Swift. Per noi di Fables è l’elegantissima Audrey Hepburne la regina, ma nel suo regno c’è anche la principessa sexy Patty Pravo.

“Dati affascinanti, che parlano di donne giovani e meno giovani, molto più disinibite, riguardo il loro corpo, rispetto agli anni ’60 – commenta Virginia Hill -. Per loro è uno strumento nella strategia di seduzione. Non a caso la celebrity d’elezione è la showgirl Belén, che usa questo capo per attirare l’attenzione su uno dei suoi punti di forza, le gambe, e per creare un allure sexy, che ben rappresenta il suo personaggio. Ai tempi di Mary Quant la minigonna era invece un richiamo a un abbigliamento infantile, comodo e spensierato, in totale contrasto con il tailleur sartoriale della donna adulta e seria – prosegue -. Un altro dato interessante emerge sul tema dell’età anagrafica. Non è più una questione di anni, questo indumento può essere indossato sempre”.

Raffaella Maffei
Sono una wedding-addicted. Mi piace immaginare grandi eventi dedicati all’amore. Coltivo la mia passione per la scrittura e il giornalismo, da quando ho imparato a scrivere le vocali. Ho collaborato con numerosi quotidiani e riviste nazionali e locali, testate online e con alcune trasmissioni di La7, Rai e Mediaset. Ho lavorato come ghostwriter e per il cinema. Porto addosso le storie raccolte durante gli anni in cui mi occupavo del welfare italiano, il terzo settore, dove i sogni e i desideri sono rivolti solo alla sopravvivenza. Poi, ho conosciuto coppie di novelli sposi anche nei campi profughi... Amor omnia vincit!

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