MATRIMONIO IN GIORDANIA, PUGNO DURO CONTRO SPARI

Gli uomini che si sposano in Giordania rischiano di passare la luna di miele in carcere, se durante il loro matrimonio si sparano colpi d’arma da fuoco in segno di celebrazione, come per tradizione spesso avviene. La polizia ha diffuso un avvertimento in questo senso, per cercare di mettere fine a un’usanza tribale, che ogni anno provoca la morte o il ferimento di decine di persone. Si legge in un lancio dell’Ansa di oggi, che il capo del Dipartimento per la sicurezza pubblica, Attef al Saud, ha fatto sapere di avere dato ordine agli agenti di arrestare lo sposo – risparmiando invece la sposa – di qualsiasi matrimonio in cui si festeggi a colpi d’arma da fuoco. “Si tratta di crimini – ha sottolineato Saud, citato dall’agenzia Petra – che pongono in serio pericolo la comunità. La sventatezza di molta gente provoca la perdita di vite umane e tragedie sociali”.
Da tempo le organizzazioni per i diritti umani insistono perché le autorità adottino severe misure contro questa usanza, mentre cresce la diffusione di armi detenute illegalmente in seguito al collasso dell’ordine costituito e della sicurezza negli stati confinanti Siria e Iraq. La festa di matrimonio in Giordania, secondo il rito tradizionale, dura tre giorni. Il primo giorno, è detto della Henna o del Dhahab (oro). Questo perché la tradizione vuole che lo sposo porti in dono alla sposa la henna (hennè) e dei gioielli d’oro.  Il secondo giorno è invece chiamato la Dokhlah, ovvero l’entrata. È infatti il giorno in cui la sposa entra definitivamente nella casa dello sposo, dove avviene per la prima volta la consumazione del matrimonio. È il giorno più importante, perché si ha la prova della verginità della sposa.
Mentre gli sposi, all’interno della camera da letto, consumano il matrimonio, alcuni dei parenti più stretti aspettano fuori. Se la sposa è effettivamente vergine si festeggia e si sparano dei colpi di pistola in aria, come avviene generalmente per festeggiare ogni avvenimento importante. In pochi però continuano a rispettare questa tradizione. La maggior parte degli sposi preferisce consumare la prima notte di matrimonio per conto proprio, senza fretta, quando tutti gli invitati se ne sono andati. Il festeggiamento però rimane invariato, e i colpi di pistola sono ugualmente sparati. Il terzo giorno, è invece quello del Mansef, un piatto tipico beduino a base di riso e pollo, offerto dallo sposo ai suoi invitati. La festa si svolge a casa di lui, dove è presente anche la sposa. Finito il pranzo, mentre le donne della famiglia si affrettano a riassettare e pulire, le invitate salutano la sposa e le rinnovano gli auguri. La festa di matrimonio è finita.

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