GIORGIO ARMANI P/E 2015: UNA DEA ETNICA

(di Abramo Antonucci) – La collezione Giorgio Armani per la primavera/estate 2015 è la brezza che aggrotta la sabbia di un sito archeologico. Si muove sinuosa ma inflessibile. Come un adagio, consolida un’immagine di pura raffinatezza. Una collezione adatta alle testimoni della spose, per suggellare la propria etichetta di donne attente alla classe e allo stile, colte, con un certo grado di libertà culturale, sociale e di spesa. Sul tessuto di un abito a corolla, che scende in un sottogonna o nelle arricciature di una mantella che danno volume a un abito corto, si ferma l’elasticità eterea simile ad ali di libellula. La trasparenza sussurra una sensazione di incertezza, come il miraggio dell’acqua su un oceano di roccia, e riprendono l’intuizione che guida il film diretto da Paolo Sorrentino sulla vita del designer, perché ci mostrano le asperità sicule da cui proviene.
Richiamano la terra anche i toni. L’immobilità del greige mesciato con polvere e rame. L’argento asseconda il bronzo e il bianco, per ricreare sui tessuti lo stesso effetto della livrea di un rettile; pellame adottato per le giacche/sahariana, le borse e le scarpe. Il jersey, con il cotone e il lurex, omologano lo spirito sobrio dal fascino suggestivo. Un’ispirazione diretta che insegue l’Africa orientale, per i collari ampi di pelle soft, disposti in quantità attorno al collo. Lo sbuffo di frange cala come una barba di fili preziosi, sotto giacche avvitate in fettuccia di pelle, simili a persiane, e avvalora gonne che ricordano vagamente le abitazioni keniote, fatte di paglia e fessure.
Una donna, conforme alla compostezza, adegua il passo con sandali bassi spuntati e pantaloni alla turca o che hanno l’effetto scanalato delle colonne di un tempio. Giacche sciancrate, con maniche arretrate avvalorano piccole oasi di fiori, che timidi lambiscono gonne alla caviglia in georgette doppiata. Realtà e immaginazione si confondono, in una quotidianità femminile che esaspera il vuoto percettivo dei sogni, per lasciare un’orma che non scompare al primo soffio di vento.

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